Credito per pochi
Negli ultimi dieci anni (2013 – 2023), il sistema bancario italiano ha attraversato una trasformazione radicale nel suo approccio al credito. Da un lato, la liquidità è più che raddoppiata- da 200 miliardi a oltre 400, segno di una disponibilità finanziaria senza precedenti; dall’altro, gli impieghi verso le imprese si sono ridotti di un terzo – da oltre 900 miliardi a poco meno di 600, lasciando molte realtà produttive prive di risorse fondamentali per la crescita e lo sviluppo. Questo apparente paradosso rivela una realtà ben più complessa: le banche, pur avendo fondi in abbondanza, hanno operato una stretta creditizia senza precedenti, rendendo l’accesso al credito tradizionale un percorso sempre più selettivo e riservato a pochi.
A influenzare questa dinamica sono stati diversi fattori. Le regolamentazioni sempre più stringenti imposte dopo le crisi finanziarie hanno spinto gli istituti a rafforzare i requisiti di capitale e a limitare l’esposizione al rischio. La conseguenza è stata un cambiamento nelle politiche di concessione del credito, con criteri più rigidi che hanno tagliato fuori un numero crescente di imprese, specialmente quelle con situazioni finanziarie meno solide.
A questo si è aggiunto l’impatto delle politiche monetarie della Banca Centrale Europea. Se per anni i tassi d’interesse prossimi allo zero non hanno incentivato le banche a concedere prestiti alle imprese, il brusco rialzo del costo del denaro dal 2022 in poi ha reso il credito ancora più oneroso, inducendo molte aziende a rinunciare a finanziarsi attraverso i canali tradizionali. Parallelamente, le banche hanno preferito destinare la propria liquidità a investimenti più sicuri e remunerativi, come i titoli di Stato, piuttosto che esporsi al rischio di crediti difficili da recuperare.
Il risultato è che oggi ottenere un finanziamento bancario è diventato un autentico calvario. Solo chi dispone di bilanci impeccabili, gestione finanziaria ineccepibile e garanzie solide riesce ad accedere al credito in condizioni accettabili. Per tutti gli altri, e in particolare per le PMI, le startup o le aziende in fase di ristrutturazione, il credito bancario è ormai una chimera. In questa situazione si sono moltiplicate le soluzioni alternative, dal private debt al crowdfunding, fino al venture capital e alle piattaforme di finanziamento digitale. Tuttavia, si tratta di strumenti spesso più costosi, complessi da gestire e non sempre alla portata di chi avrebbe bisogno di liquidità immediata per sostenere la propria attività.
La realtà è chiara: il sistema economico finanziario dispone di risorse addirittura superiori al totale degli impieghi necessari per sostenere l’intero sistema imprenditoriale delle PMI. Eppure, gran parte degli imprenditori decidono di non giocare questa partita di vitale importanza perché ne sanno poco o nulla e perché ignorano le regole del gioco. L’imprenditore moderno ha bisogno di essere preso per mano affinché non si senta impreparato nello scendere in campo per andarsi a prendere la finanza di cui necessita.
Noi siamo pronti, Voi?
Articolo di Marco Simontacchi
11/03/2025